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The Castle of Otranto - il libro

Presentazione

L'opera "Il Castello di Otranto" (The Castle of Otranto), pubblicata da Horace Walpole nel 1764, è considerata un grande romanzo gotico, capostipite di quello stile letterario che si affermerà con forza nel corso del secolo XVIII ed in quello successivo. Lo stile del libro riprende il gusto architettonico che Horace ha già espresso nella sua villa Strawberry Hill.

Sebbene lo stile gotico nella storia della letteratura sia presente in alcune opere precedenti è solo con Walpole che si ha il "confluire" di vari elementi in uno scritto che fissa i topos di un nuovo genere letterario. Attraverso, quindi, un'ingegnosa commistione di elementi provenienti da diversi generi letterari (castelli gotici, sotterranei labirintici, vergini perseguitate, agnizioni, spettri e visioni), egli getta le basi, e le costanti tematiche, del romanzo nero.

In quest’opera vengono per la prima volta sintetizzate le nuove tendenze culturali e sociali che emergono prepotentemente attorno al 1750 e che, grazie anche a quest’opera, si sarebbero diffuse ampiamente in seguito.

In un momento in cui l'Europa risente sempre più intensamente i fermenti che sarebbero culminati nella Rivoluzione Francese, le classi più agiate avvertono maggiormente la paura della loro vicina rovina. Infatti, sebbene si possano rintracciare nel romanzo gotico degli sviluppi “sovversivi”, è fondamentale avere ben presente le sue origini reazionarie.

È l’incapacità di Walpole di accettare il progresso culturale e sociale apportato dall’Illuminismo, dal razionalismo e dalla nuova classe borghese, che lo porta ad anelare un passato che in lui non ha solo un valore estetico, ma che diventa un rifiuto del presente. Ed è per questo motivo che l'autore elabora un interesse anti-illuministico per il sovrannaturale e l'irrazionale.

In qualche modo, il romanzo gotico classico, diventa un segno rivelatore di un malessere sociale, storico, culturale e religioso. Dal punto di vista letterario, lo scrittore si pone contro le regole dell'epoca, sostituendo alla descrizione del presente la ricreazione del passato e all'esperienza quotidiana, il soprannaturale e il meraviglioso.

Horace Walpole, nonostante le note eccentricità, è un uomo sostanzialmente figlio del suo tempo e, infatti, molto accorda alle richieste della ragione, tanto è vero che il fine didascalico e moraleggiante compare insistentemente in tutta la sua opera.

È lo stesso Walpole a far risalire a un sogno la genesi della propria opera: “I waked one morning…from a dream, of which all I could recover was, that I had thought myself in an ancient castle (a very natural dream for a head filled like mine with Gothic story) and that on the uppermost bannister of a great staircase I saw a gigantic hand in armour”.

La prima prefazione

Il libreo La prima edizione di The Castle of Otranto viene stampata, anonima, nel 1764. Sul frontespizio compare la seguente dicitura The Castle of Otranto. A Gothic Story. Translated by William Marshall Gent. from the Original Italian Onuphrio Muralto, Canon of the Church of St. Nicholas, at Otranto.

Essendo Walpole il primo autore propriamente "gotico", è anche il più condizionato dai moduli tradizionali, primo fra tutti, come si può già osservare dal titolo, l'espediente del manoscritto ritrovato.

Walpole riprende dunque l'usato (e abusato) stratagemma letterario per mantenere il distacco dal contenuto dell'opera, delegando ogni responsabilità ad una figura fittizia che gli garantisce l'immunità da coinvolgimenti diretti.

Nella prima prefazione all’opera Walpole illustra le origini della scrittura del manoscritto, presentandolo come una traduzione di uno scritto medioevale su una storia asserita come vera, accaduta all'epoca delle crociate. E difatti la prefazione recita "se la storia fosse stata scritta nello stesso momento dell'accadimento, ciò sarà avvenuto tra il 1095, l'era della prima Crociata ed il 1243, la data dell'ultima crociata o non molto tempo dopo".

Lo scritto invece viene fatto risalire al sedicesimo secolo.

Successivamente egli decanta lo stile e le abilità di scrittura del presunto autore, il canonico italiano Onophrio Muralto. Ognuno di questi dettagli spazio-temporali è volto ad aumentare la veridicità del manoscritto, rendendo più facile al lettore la sua accettazione.

La prima prefazione dell’opera però, è di grande interesse per un altro motivo: l'autore presenta la sua opera come se questa fosse una messa in scena, egli si propone come il regista che allestisce la performance dei suoi attori in cinque atti (o capitoli).

Walpole avrà il "coraggio" di attribursi lo scritto solo ad un anno di distanza e dopo aver constatato l'enorme successo riscosso dal romanzo, che lo spingerà, tra l'altro, alla pubblicazione di una seconda edizione.

La seconda prefazione

Nella seconda prefazione a The Castle of Otranto Walpole, infatti ne rivendica la paternità ed interviene nella polemica che vede contrapporsi il romance e il novel, il realismo e la fantasia.

L’autore distingue due tipi di romance: quello antico e quello moderno. Nel primo dominano l'immaginazione e l'improbabilità, nel secondo, invece, le leggi della natura. Nonostante lo scrittore inserisca la sua opera all'interno del romanzo moderno, egli tenta una conciliazione tra le forme, giungendo a una sorta di compromesso tra i due, ponendo come modello del romance moderno William Shakespeare.

Proprio in queste pagine, egli difende energicamente l'autore elisabettiano dalle accuse di Voltaire, che lo ritiene un genio barbaro indifferente alle leggi della scrittura. Da Shakespeare Sir Horace Walpole riprenderà alcune regole del dramma e, soprattutto, la fusione di diversi stili e livelli di scrittura: il tragico e il comico, l'alto e il basso.

L'opera

In The Castle of Otranto si trovano nobili personaggi insieme a personaggi minori, domestici e subalterni (anche se il ruolo di questi ultimi è limitato ad evidenziare il valore e la grandezza dei primi) e tutti si esprimono e si comportano conformemente alla loro classe sociale.

Il romanzo comincia con la descrizione del principato d'Otranto e della famiglia di Manfred principe usurpatore d’Otranto. Costui è un principe di mezza età, un tiranno che pare perseguitato da una maledizione ancestrale. La moglie, Ippolita, è una donna devota e sensibile che pur non pienamente rispettata dal marito si mostra con lui molto gentile.

Costui ha una figlia chiamata Matilda, ragazza molto bella, e un figlio chiamato Conrad, per il quale aveva progettato un matrimonio con la figlia del marchese di Vicenza, Isabella. Poco prima delle nozze, però, cade un gigantesco elmo su Conrad, che ne rimane schiacciato.

Il tirannico Manfred allora, dubitando della fertilità della moglie Hippolita, ripone tutte le sue speranze in Isabella con la speranza di non fare estinguere la sua stirpe.

Isabella, spaventata dal comportamento di Manfred, grazie all’aiuto di Theodore (un contadino accusato della morte di Conrad che presenta una curiosa somiglianza col ritratto dell'usurpatore Alfonso) riesce a fuggire dal castello. Nel frattempo si susseguono apparizioni, agnizioni e colpi di scena.

Successivamente giunge al castello con il suo seguito Federico, parente più prossimo di Alfonso il Buono, che rivendica la figlia Isabella e il principato. Isabella, intanto, era fuggita perché ha paura delle intenzioni del tiranno.

Quando Federico viene a sapere ciò, indignato, decide di andarla a cercare e Manfred non può far altro che seguirlo. Matilda, che prova un profondo interesse per Theodore e lo vuole proteggere dalla rabbia del padre che lo ritiene colpevole della morte del fratello, conduce il giovane all’armeria dove gli dà una completa armatura e gli suggerisce un nascondiglio.

Theodore, dopo essersi consacrato a lei in eterno, si reca nel luogo indicatogli e si rifugia in una caverna, dove trova Isabella che, impaurita, lo prega di proteggerla da Manfred.

Poco dopo compare un cavaliere e Theodore, per difendere Isabella, lo ferisce. Il cavaliere allora gli rivela di essere il padre di Isabella, la quale, sentito ciò, esce dal suo nascondiglio. Federico, ferito, viene portato al castello, dove Manfred gli fa una proposta: se egli gli avesse accordato il permesso di sposare Isabella, avrebbe potuto sposare a sua volta Matilde.

Ma Matilda, che ama Theodore e viene ricambiata, viene per sbaglio uccisa da Manfred. Radunati tutti nel castello, la terra inizia a tremare, le mura del castello vengono rovesciate da una forza immane, e l’immagine gigantesca di Alfonso appare al centro delle rovine affermando che Theodore è il vero erede di Alfonso.

Manfred e Hippolita si ritirano in convento, mentre Theodore, diventato principe di Otranto, si consola con Isabella. La misteriosa profezia che ci era stata presentata all'inizio della narrazione (That the castle and lordship of Otranto should pass from the present family, whenever the real owner should be grown too large to inhabit it) e che era cardine dell'intera storia, viene finalmente spiegata.

Commento all'opera

Il tempo della storia narrata è fatto risalire nella prefazione alle Crociate, ma quello che noi percepiamo è un Medioevo fiabesco, è il mondo immobile e acronico delle favole. La dimensione temporale si dissolve quasi, mentre quella spaziale diventa chiaramente dominante.

D'altronde, è già chiaro dal titolo dell'opera quanto questa dimensione sia importante. Quasi l'intera storia si svolge all'interno del castello che, in effetti, diventa importante quanto il suo padrone. Il crollo del castello e il crollo morale del suo proprietario, anche se illegittimo, accadono contemporaneamente. Il Castello di Otranto verrà ricostruito, Manfred risanerà il suo animo nel monastero.

Il soprannaturale è il motore dell'intero intreccio; quello presente in quest'opera, tuttavia, non è un soprannaturale che incute terrore o timore, bensì stupore e meraviglia. Per Walter Scott ciò è dovuto al fatto che i fenomeni sono descritti con troppa precisione, troppo dettagliatamente.

Certo è che, in questo modo, Walpole riesce a rendere gli eventi più spettacolari: «la spettacolarità dell'avvenimento, sottolineato da parole come spectacle, spectators, performance e dal predominio dello sguardo, dell'immagine, evidenzia il carattere teatrale di questa messa in scena dell'orrore.

Il dramma, come in una tragedia classica, si svolge in cinque atti - cinque capitoli - in un crescendo di suspence, nell'azione, fino alla catarsi conclusiva. Il lettore è sempre guidato nel coinvolgimento attraverso lo sguardo di alcuni protagonisti, gli attori di questo dramma che rispetta le regole dell'unità, nel tempo (tre giorni e due notti), nello spazio (il castello-luogo chiuso) e nell'azione»

È, infatti, attraverso gli occhi del tirannico Manfred che vediamo per la prima volta l'elmo che schiaccia mortalmente suo figlio ed è pure attraverso la sua percezione che non ci sentiamo intimoriti, ma piuttosto incuriositi davanti ad un grandioso spettacolo.

La struttura della narrazione non osserva un semplice schema unilineare, ma piuttosto segue quello dell'incastro secondo il modello del racconto nel racconto. Questo tipo di struttura, che solitamente inserisce testimonianze o racconti in prima persona, verrà ripresa successivamente da diversi autori gotici, tra i quali lo stesso Beckford, che però utilizzerà lo schema in modo più complesso ed organico.

Ma a differenza dei romanzi successivi, di Beckford o di Lewis, labirintici, a spirale, qui i personaggi si dispongono come tante figurine collocate simmetricamente sul palcoscenico fisso di un teatro, che recitano le loro ariette, tanti a solo sulla scena della storia».

In effetti, i diversi personaggi del racconto rimangono piuttosto stereotipati, i loro processi psicologici sono interamente rivelati da Walpole che non lascia il lettore all'oscuro di nulla. I personaggi positivi sono troppo perfetti per riuscire a sopravvivere oltre il diciottesimo secolo e già alla fine del Settecento sono praticamente scomparsi dalle opere letterarie, lasciando il posto a figure complesse ed enigmatiche, il cui fascino risiede proprio nella loro ambiguità: «The youths are too pure and move too much in the light to be truly romantic. It is for this reason that the hero's future is less assured than that of his dark complexioned enemy, to whom he is finally driven to secede some of the most significant traits of his outward appearence»

"Il Castello di Otranto non è un capolavoro - Walpole non fu in effetti un grande creatore - ma fu senz'altro un romanzo destinato a produrre i suoi frutti.

Quel che importa è che spalancò le cataratte dei romanzi "gotici" e dell'"orrore", da quelli della Reeve e quelli della Radcliffe, a quelli di Monk Lewis e tanti altri ancora, compresa Mary Shelley. Questi a loro volta spianarono la strada a romanzi fantastici più genuini, come i romanzi di Waverley allo stesso modo in cui Strawberry Hill aprì il sentiero che avrebbe condotto ad Abbotsford e ad altre più autentiche resurrezioni.

Ciò rivela la personalità più vera di Walpole, che era quella di un sognatore, di un visionario minore, non della statura ma della specie di Beckford, la cui Fonthill superò Strawberry allo stesso modo in cui le sue Visioni e il suo Vathek sorpassarono il Castello di Otranto»

The Castle of Otranto può anche non essere un'opera eccelsa, i personaggi possono non essere particolarmente interessanti, la costruzione può anche peccare d'ingenuità. Tuttavia, nessuno di questi motivi può togliere il merito a Horace Walpole di aver creato un nuovo modello letterario e di aver aperto la strada ad un genere di romanzo che tuttora esercita il suo fascino su milioni di persone.

Nel 1781 la storia fù adattata per il palcoscenico.

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