Aree tematiche

Storia di Otranto II

La parentesi Normanna

Sul finire dell’XI secolo i Bizantini abbandonarono definitivamente la Puglia a favore dei Normanni. Otranto fu l’ultima città a cedere al nuovo invasore. Nel 1088, sotto il loro dominio, viene consacrata la maestosa cattedrale che nel secolo successivo il monaco greco Pantaleone ornerà con un grandioso mosaico pavimentale sintesi geniale della tradizione culturale occidentale ed orientale. Sempre in questo periodo nasce fuori della città l’abbazia di San Nicola di Casole, che diverrà il più ricco monastero dell’Italia meridionale.

Quest’ultima sarà fondata da Boemondo I, principe di Taranto e Antiochia al ritorno da una crociata in Terra Santa.  Il principe Normanno cercherà in questo modo di aggraziarsi la simpatia dei monaci greci salentini che appoggiavano la religiosità greca. Dalla sua ricchissima biblioteca uscirono molti testi che attestavano ancora una volta il profondo legame con l’Oriente.

Il ruolo degli Ebrei

Nella città nel periodo medioevale era presente una folta comunità ebraica dedita ai commerci che passavano per il porto. Il mercante e viaggiatore Beniamino ben Yonah intraprese un viaggio tra il 1159 ed il 1167 attraverso gran parte del mondo allora conosciuto fornendo notizie sulle comunità ebraiche. Otranto rappresentò l’ultima tappa del suo viaggio e su di essa attestò che vivessero oltre cinquecento famiglie di ebrei, terza per numero in Italia e preceduta da Salerno con seicento famiglie e Palermo con millecinquecento famiglie.

Gli ebrei Otrantini oltre a sviluppare i commerci, crearono un centro culturale di livello e noto in tutta l’Europa Giudaica. La convivenza tra la città e la comunità ebraica si raffredderà nel periodo dell’avvento del Monastero di San Nicola di Casole ed in particolare con Nicola di Casole che scriverà “Dialogo contro gli ebrei”. Nella città è stata rivenuta una epigrafe funeraria in pietra leccese, alta 50 cm e larga circa 40, scritta in greco ed in ebraico. In particolare presenta sette righe in greco e due in ebraico e riporta in alto a sinistra il tipico candelabro giudaico a sette bracci.

San Francesco d’Assisi a Otranto

Il poverello di Assisi si recò in terra Santa anche per far conoscere la buona novella non attraverso la spada dei crociati ma con l’amore. Qui strinse un buon rapporto con il Saladino. Al suo ritorno sbarcò a Otranto ove fu ospitato dall’Arcivescovo del tempo, Tancredi degli Annibaldi.

Il sacco di Otranto

Nel XV secolo Otranto era già lontana dai fasti dei secoli precedenti condizionata com’era dallo spostamento delle rotte commerciali verso la parte occidentale del Mediterraneo. Tale situazione si era acuizzata all’indomani della caduta dell’impero Bizantino causata dagli Ottomani e della conseguente nuova paura “musulmana” che si materializzava ad Oriente. Ciononostante la città continuava ad rivestire un proprio ruolo ed anche l’economia, nel frattempo passata dal settore dei commerci a quello agricolo, conservava una propria consistenza.

Sul finire del secolo ha luogo l’avvenimento più drammatico della storia di Otranto. I turchi che già nell’845 avevano occupato Otranto poi liberata nel 867 da Ludovico II e che ne ripeterono il tentativo, ma senza successo, nel 918, 924 e 928, nel luglio del 1480 si presentarono minacciosi alla porte di Otranto con una flotta al comando di Acmet Pascià.

Le mire espansionistiche del sultano Ottomano Maometto II, avevano già provocato la fine di Bisanzio e del suo millenario Impero e adesso vedevano in Otranto e nel Salento l’approdo da utilizzare per l’assedio agli Stati Cristiani d’Europa.

Il 28 luglio 1480 circa 150 imbarcazioni turche sbarcarono nella zona dei laghi Alimini (spiaggia poi denominata Baia dei Turchi) e circa 18.000 soldati si diressero verso la città. Già il giorno dopo fecero razzie nel borgo e nei casali circostanti la città. L’11 agosto dopo un’eroica resistenza l’artiglieria turca aprì un varco tra le mura e l’esercito dilagò all'interno della città. Furono commesse razzie di ogni genere e l’arcivescovo della città, Stefano Agricoli, fu ucciso all'interno della cattedrale ,con un colpo di scimitarra mentre incitava i suoi concittadini alla fede e alla morte per Cristo. Il 12 agosto 1480 circa 800 Otrantini maschi sopravvissuti, furono legati e condotti con una macabra processione al Colle della Minerva posto poco fuori Otranto. Qui, sotto minaccia di morte, fu imposto loro di rinnegare la fede cristiana ed abbracciare la legge scritta nel Corano. Ma gli Otrantini, capeggiati da Antonio Pezzulla, poi detto il Primaldo, rifiutarono l’apostasia suscitando così le ire turche che decapitarono tutti gli ottocento. Il primo a venire giustiziato fu proprio il Pezzulla (da qui deriva il nome il Primaldo) ed il suo busto, pur privo di testa non andò giù prima che l’ultimo degli 800 non fosse passato per la spada. Quel colle oggi viene chiamato Colle dei Martiri.

Dopo un lungo tergiversare da parte degli Angioini, nel 1481, su pressioni Vaticane, si organizzò un consistente esercito cristiano che pose sotto assedio la città che portò il 23 agosto dello stesso anno ad un violento attacco a cui ne seguì la resa finale il 10 settembre. La città rimase completamente distrutta e deserta così pure il monastero di San Nicola di Casole. Quel che restò dei corpi degli 800 martiri, rimasti ancora sul Colle della Minerva, furono prelevati dei cittadini e portati nella città. Oggi i loro resti, sono conservati nella Cattedrale della città contenuti in tre grandi cassettoni e visibili grazie alla presenza di vetrate. Un'altra parte dei resti e’ conservata nella chiesa di Santa Caterina a Formello a Napoli. Anche papa Giovanni Paolo II in omaggio al sacrificio idruntino del 1480, in occasione del cinquecentesimo anniversario dalla strage ha visitato Otranto. Oggi gli 800 martiri di Otranto sono stati Beatificati dalla Chiesa Cattolica, come simbolo di fedeltà estrema all'insegnamento del Vangelo.

La lenta ripresa della città dopo l'occupazione turca

Negli anni a seguire gli Angioini (liberatori della città) misero mano al sistema difensivo di Otranto: la cinta muraria fu ricostruita seguendo moderni criteri difensivi ed il Castello fu rivisitato nella sua struttura. Qui particolarmente significativa fu l’aggiunta di una struttura a punta di diamante che si sviluppa verso il mare e che aveva lo scopo di dare una maggiore protezione alla città.

Otranto tentò di riprendersi dall’evento puntando soprattutto ai traffici ed ai commerci che passavano per il porto. I turchi tentarono nuovi assalti nel 1535, 1537, 1614 e 1644 ma la città riuscirà sempre a resistere.

Otranto, per la sua posizione geografica, continuava ad attirare le mire di molti conquistatori. Infatti, dopo la liberazione da parte degli Aragonesi del 1480, restò in loro mani per breve tempo: dal 1496 al 1504 passa a Venezia quindi nuovamente agli Angioini. Quindi fu occupata dai francesi ma la costante minaccia dei turchi impedì alla città di risorgere all'antico splendore e così la sua importanza andò sempre diminuendo, mentre buona parte della popolazione migrava verso luoghi più accoglienti.

Maria Corti

Ci piace chiudere questo breve escursus sulla storia millennaria di Otranto riportando una breve citazione di Maria Corti ripresa da un suo celebre libro su Otranto:

""C’era vento nelle strade e vuoto invernale quando rividi la Signora … aveva natura di gran dama decaduta dalla memoria implacabile. Senza più guardarla infilai il vicolo del Cenobio basiliano, camminai lungo il castello appena restaurato, lungo il porto fino al rudere della torre del serpe, dove c’era un altro tipo di silenzio, assoluto, dilatato all’infinito, da terra lunare.""

Maria CORTI, Otranto allo specchio

<< precedente

Copyright © 2009 Otranto Point