Aree tematiche

Il Mosaico di Otranto

Guida alla lettura esoterica

La guida che proponiamo al turista attento e desideroso di penetrare i profondi significati di quest’opera, frutto di lunghi e personali studi sul mosaico, richiede una mente aperta scevra da pregiudizi e disposta a calarsi nel profondo, ma assai singolare, misticismo che quest’opera straordinaria nasconde, per comprendere la sapienza che permeava un’epoca, come quella medievale, solitamente ed erroneamente ritenuta oscura, ma che invece rivela una conoscenza profonda dell’uomo e del suo legame con il creato.

Nella speranza di aver fatto cosa utile e gradita ci congediamo lasciando il turista alla lettura dei nostri modesti suggerimenti e, soprattutto, alla penetrazione visiva ed alla insostituibile personale meditazione sui sensi di quest’opera unica nel suo genere e preziosa per l’arricchimento dello spirito.

Il contesto storico in cui nasce l’opera:alle radici dell’ esoterismo cristiano.

La matrice colta egizia legata all’ermetismo ed al culto di Ermete-Thot, fu filtrata in ambito ebraico con la nascita di scuole filosofico-religiose assai particolari, di matrice ellenistica, che si svilupparono nei pressi di Alessandria d’Egitto già a partire dalla secondo secolo avanti cristo e che diedero vita alle prime forme cenobite di matrice ebraica, tra cui quella dei terapeuti. Con l’avvento del cristianesimo, sempre ad Alessandria, il pensiero ebraico ellenistico e la sottostante matrice egizia, presero una nuova forma, quella delle cristianesimo gnostico, che oggi ci appare chiara, grazie alla scoperta di 54 manoscritti avvenuta a Nag Hammadi nel 1945 nascosti in una giara, che ci sono pervenuti proprio perché  monaci cristiani di un antico monastero pacomiano, lo nascosero li insieme agli altri testi intrisi di idee eretiche.

Con le accuse d’eresia e le epurazioni, dei primo secolo lo gnosticismo sembrò lentamente spegnersi e solo in apparenza sparire quasi del tutto, ma intorno all’anno 1000 le cose cambiano. La Puglia di Pantaleone, monaco della abbazia di Casole che tra il 1163 ed il 1165 realizzò il mosaico,  ed Otranto con il suo porto, in particolare, si presentavano comeil ponte occidentale verso l’Oriente. Il clima della Puglia, popolata di colte comunità ebraiche di mercati che quasi ininterrottamente, avevano prosperato subendo qui le repressioni cristiane in maniera molto più blanda che altrove, era un’ottima base per la rinascita non solo del pensiero esoterico gnostico.

L’abbazia di Casole, in particolare, con la sua scuola ebraica e la sua ricca biblioteca, era il luogo ideale per questi nuovi studi. E’, infatti, tra il XII ed il XIII secolo che la dottrina delle Sephirot e dell’Albero della Vita, alla base della nascente Cabala ebraica (apparsa per la prima volta in un testo del III-IV secolo, il Sepher Yetzirà), subirà una prima sistemazione organica ed una prima serie di studi approfonditi. Mentre gli ebrei sviluppavano la loro visione della mistica colta ed esoterica. i Cristiani, come Pantaleone, nei monasteri conducevano gli stessi studi, da un punto di vista, non poi così distante: quello dell’esoterismo cristiano gnostico a partire dal quale, più tardi, si svilupperà il pensiero di Marsilio Ficino.

La funzione mistico-alchemica del Mosaico

In maniera semplicistica, si può affermare che il punto di partenza degli studi dell’esoterismo cristiano gnostico è l’eterna domanda religiosa sull’origine del bene e del male e, in particolare del perché da un dio buono e creatore si sia generato il male. In modo altrettanto semplicistico si può dire che queste filosofie, tentarono di cercare una risposta non partendo dal mondo, o non solo partendo dall’uomo, ma fondendo lo studio dell’uomo allo studio del mondo collegando il tutto allo studio del cielo e dell’armonia del creato attraverso una visione organica ed unitaria.

A differenza dell’approccio scientifico moderno, si svilupparono conoscenze di origine filosofico-religiosa centrate su un dato imprescindibile: tutto ciò che osserviamo lo osserviamo con i nostri sensi, ma la nostra percezione è falsata da una cattiva conoscenza che l’uomo ha di se stesso. L’uomo interagisce con il mondo attraverso una i sensi ingannati dal magma delle passioni, e lo comprende attraverso due forme di intelligenza, quella intuitiva ed una analitica entrambe capaci rispettivamente di grandi intuizioni ed analisi ma ingannate dalle passioni.

Il Male viene, quindi da questa conoscenza falsata e dal nostro io duale ovvero dall’ignoranza del Se Oscuro e Passionale, da cui trae origine. La scissione che parte dall’Uomo, si estende a tutto il creato, dando origine alla visione distorta il cui l’Uomo guarda al creato separando ciò che crede buono da ciò che crede cattivo. La gnosi cristiana fece un passo in più, rispetto alle precedenti filosofie affermando che se l’uomo affronta la conoscenza di Se seguendo il cammino segnato dal Cristo, ovvero mantenendo il fulcro del Cristo sul suo tragitto, può trasformarsi nell’Uomo Nuovo ed unificato, l’Androgino, ovvero dell’uomo in cui la sensibilità femminile, passionale, intuitiva si fonde perfettamente all’intelletto sensibile, razionale, analitico.

Quell’opera somma, praticata in una congiunzione mistica tra cielo, mondo ed uomo, diverrà, non molti anni dopo, la pietra filosofale e l’obiettivo ultimo dell’Opus Alchemicum . Queste antiche scienze compresero, molto prima della psicoanalisi, la funzione dell’inconscio e quella rivelatrice del sogno e delle visioni e quindi dei simboli e delle immagini e orientarono queste analisi  al superamento del dualismo interiore per una comprensione unitaria intuitiva ed analitica del mondo, al fine di applicarla nel mondo sensibile, con l’alchimia, per modificarne il futuro ed orientarlo al miglioramento del uomo e del suo futuro.

L’immagine è, prima di tutto, arte e l’arte è un modo per immortalare le visioni,  sogni e simboli con il relativo senso salvifico. Ecco il senso ultimo dell’opera dello gnostico monaco Pantaleone: disegnare il percorso di conoscenza che devono intraprendere tutti coloro che ricevono “la chiamata” gli unici, nella teologia gnostica, in grado di afferrare il senso e la strada da lui tracciata nel mosaico.

Visione d’insieme ed introduzione alla lettura.

Il mosaico si snoda del visitatore, sotto i piedi per oltre 16 metri, ripartito i 5 distinte aree.Il 5 è il numero dell’Uomo ovvero la testa con il corpo, le due braccia e le due gambe, che assume la forma della croce quando le due gambe vengono unite ed il cuore del Cristo diviene il fulcro al centro dei quattro vertici. L’archetipo primario della croce, ovvero dell’albero è il cuore della intera composizione. Esso nasconde la risposta al significato del Male e del Bene con la maledizione connessa a questo dualismo ma cela anche la via d’uscita.

La impossibile vista complessiva dall’altro, che si forma nella mente solo dopo aver visitato l’intera cattedrale, ci mostrerebbe tre alberi, due agli estremi del transetto (così viene chiamato in gergo la navata che incrocia perpendicolarmente quella centrale) e un terzo albero di dimensioni doppie, che appare nella navata centrale. Il posto del cuore del Cristo è occupato da sedici cerchi 4x4, quelli della Cosmogenesi. La testa del Cristo è un semicerchio in cui si alternano le metafore simboliche veterotestamentarie del Cristo fino a quella significativa di Giona inghiottito dal Pesce che raffigura, la resurrezione (Matteo 12,39).

L’altare e la Cosmogenesi

Soffermiamoci sul cuore e quindi sul significato numerologico della Cosmogenesi. Il 4 è il simbolo della creazione del Mondo, ma il Mondo è considerato, dagli gnostici, una creazione imperfetta come imperfetta è la visione del Dio Minore, ovvero del Dio del Vecchio Testamento, il Dio di Giustizia e non quello di Amore che è quello che Gesù chiama Padre.

Una Melusina, sirena bicaudata nel secondo cerchio da destra in alto, ricorda il simbolo cardine della gnosi, l’Abraxas, ovvero un uomo duale e unificato,con le gambe a forma di due serpenti e la testa di un gallo. Questo simbolo rivela la maledizione della dualità su cui si fonda l’Uomo (i suoi piedi insieme sapienza che giova all’uomo quando si unifica in esso). Qui i piedi della sirena sono sostituiti da una coda doppia, ed i serpenti (per la gnosi simbolo della sapienza nascosta nel Logos del Cristo) con il pesce (nella gnosi simbolo della salvezza che si ottiene attraverso il Cristo).

Il corpo della sirena è quello di una donna come la testa ha lunghi capelli, quelli dei Narirei, simbolo occulto del Cristo. La sirena è, quindi, il simbolo dell’Androgino, come l’animale alato, unico non chiuso dal cerchio della creazione ed incerato, recante la scritta “Pasca”, è il suo compagno: il Padre, il vero Dio.Qui, come il ovunque nel mosaico, la coppia è costituita da una donna a sinistra, che nella gnosi simboleggia la passione, la sensazione, la conoscenza istintiva e, in senso negativo il Male e a destra il maschio o il compagno, che nella gnosi è il Bene, la virilità, il dominio, la intelligenza analitica che penetra e conquista la conoscenza del mondo. Ma, nella gnosi, né il Bene è sempre Bene né il Male e sempre Male, ed in questo c’è la maledizione della creazione.Come vedremo il senso morale nelle raffigurazioni del mosaico, ha una valenza mai chiara e definitiva: il male nasconde il bene ed inganna ed il bene fa altrettanto.

La Cosmogenesi reiterando il 4 con un quadrato di 4x4 cerchi, nasconde, ancora, il senso gnostico di quella che veniva chiamata Ogdoade, ovvero la concezione ottagonale del creato che, però, è una concezione imperfetta perché ancora dualistica e legata al Vecchio Testamento.Solo nella visione di una dimensione nascosta in cui si manifesta quella che gli gnostici chiamavano l’Ennade (il numero 9 e quindi 3 volte tre), si comprende la unità che si raggiunge quando tra 2 opposti si media con un terzo, generando il numero 3.

Questo è, se si vuole, rappresentato dalla triade Padre, Madre e Figlio che, epurata dalla sua originaria funzione di Famigla divina diviene Padre, Figlio e Spirito Santo che sostituisce la parte femminile della trinità divina. Ecco, infatti, che la coppia mistica a destra, sirena-pasca, si contrappone a quella mistica salomone-regina di Saba, a sinistra di essa completando al prima riga superiore.

Tale coppia rappresenta il corrispondente sulla terra della coppia Cristo-Chiesa che nella unità con quella mistica portano al numero 5 (4 + 1 ovvero unità nascosta) che è la perfezione del primo uomo mistico: l’Adam Kadamon ovvero la creatura figlia del Padre e colui che precedette la creazione di Adamo, opera del Demiurgo e pertanto imperfetta seppure con una luc edivina in se donata misteriosamente dal Padre. La sommità della perfezione si ottiene passando dal dualismo del 4x4=16 cerchi alla unità del 3x3x3 (tre per tre volte) = 27.

Il senso nascosto di questo numero è, non a caso, nel nono cerchio partendo dal basso (9 è la perfezione della creazione unitaria) o se si vuole nel quinto partendo dall’alto (5 è il simbolo dell’Adam Kadamon) che contiene l’autoraffigurazione di Pantaleone inginocchiato di fronte all’Unicorno archetipo del Vero Cristo, il Cristo unitario ed androgino gnostico che non è più una persona ma un insieme simbolico pregno di significati.

Il mosaico absidale: allegorie sulla resurrezione e sacramenti gnostici

La testa del Cristo contiene, come s’è detto, Giona inghiottito dal pesce che richiama i tre giorni della resurrezione che nella Gnosi, però, non era la resurrezione del Cristo della carne ma il segno della morte metaforica dell’uomo vecchio e la rinascita nell’uomo nuovo attraverso la conoscenza della Gnosi.

Nella Gnosi questi tre giorni rappresentavano i tre sacramenti e quindi le tre fasi della evoluzione personale che portavano alla salvezza: Battesimo ovvero la chiamata che avvia l’introspezione gnostico-psicoanalitica, l’Unzione ovvero il punto più basso in cui l’uomo ha conosciuto tutto il nero nascosto nel proprio inconscio (se si vuole L’Ombra Junghiana) e divenutone cosciente se ne può appropriare ed integrarlo all’Io, la Camera Nuziale, in cui dopo avere ricostruito l’uomo nuovo dai pezzi venuti fuori dalla analisi dell’Io, l’Uomo Nuovo è pronto a fondere l’Intelletto analitico con quello intuitivo, la sensazione con il sentimento e la passione e, quindi, a formare l’Androgino fine ultimo della gnostico e dell’Opus Alchemicum.

Gli alberi dei trasetti: Paradiso ed Inferno o Bene e Male

Tra gli elementi che hanno sviato l’interpretazione del senso del mosaico e che, invece, costituiscono un chiaro indizio del significato gnostico dello stesso, vi è la raffigurazione dei patriarchi nell’albero del transetto sinistro. La sinistra è, infatti, secondo una consolidata e duratura simbologia, nota anche agli gnostici, il lato del male, ed infatti Lucifero è rappresentato proprio in questo albero.

A rafforzare questa interpretazione interviene la posizione stessa di Lucifero in questo albero, ovvero a destra di esso e quindi nella parte che teoricamente dovrebbe essere quella buona, mentre i Patriarchi, ed in particolare Isacco simbolo stesso del patto dell’Uomo con il Dio del Vecchio Testamento, sono alla sua sinistra ovvero nella parte che dovrebbe essere malvagia.

Il Vecchio Testamento è la storia della creazione di questo mondo imperfetto, opera, secondo la Gnosi, di un Dio Inferiore ed Ignorante, nato come immagine mostruosa ed incompleta del Dio Padre per il pensiero di Sophia, ultima delle emanazioni di Dio che per errore e per amore cercò di comprendere il Padre. Questo malriuscito, presuntuoso ed impossibile tentativo di generare una idea di Dio Padre, diede vita, invece, una immagine distorta di Esso e la prima divisione cosmica tra Sophia conscia ed inconscia.

Infatti, il mostro generato da Sophia, era orrendo, suscitò in lei vergogna ed orrore ed ella decise di dimenticarlo ed aiutata dal Cristo, prima ancora che iniziasse la Storia della Creazione, fu separata da lui attraverso un Limite che, da allora, separa il Regno del Padre da quello di questo Dio Inferiore. Quel Dio inferiore, convinto d’essere il vero Dio e lasciato solo nell’inconscio di Sophia, nella sua presunzione iniziò a creare il mondo adoperando come componenti le passioni. Il mondo è, quindi, una creazione ingannevole da cui l’Uomo deve liberarsi comprendendo il legame tra le sue passioni e ciò che osserva.

Singolare è, inoltre, la inversione del concetto bene-male che troviamo nell’Inferno del mosaico, ove ciò che conosciamo come bene, ovvero il sacrificio di Isacco, è in realtà la schiavitù che ci lega al patto errato con il dio di Giustizia del Vecchio Testamento, il Demiurgo e non dio Amore, il Padre. Questa “inversione dei nomi” è centrale nella gnosi ed è il cuore del Vangelo di Filippo, che è, a nostro avviso, il testo che ha guidato l’opera di Pantaleone.

Le creature massime, potenze, energie o emanazioni del Dio del Vecchio testamento o Demiurgo, tentano da sempre di ingannare “l’uomo a motivo della sua superiorità” e per questo, sapendo che egli è debole perché legato alla dualità bene-male, hanno invertito il senso delle parole e da Babele in poi, l’Uomo, confuso dalle Parole, non è più in grado di riconoscere il Bene ed il Male facendo il male quando verrebbe fare il bene.

Ecco perché serve il simbolo e non più la parola per trasferire la verità “La verità venne al mondo in simboli ed immagini, solo così la si può comprendere” recita il Vangelo di Filippo.Ecco ancora perché il più grande simbolo, per dimensioni,  dopo l’albero centrale ed i due laterali, è la torre di Babele in basso a sinistra nell’albero della navata centrale.Se problematico, prescindendo dal punto di vista gnostico, è la comprensione dell’albero di sinistra del transetto, ancor più problematico è la comprensione dell’albero del transetto destro.

In cima all’albero una donna con gambe aperte viene raffigurata in maniera assai sconcia e singolare per un luogo sacro,  mente l’albero la penetra. Assai difficile è pensare a questo come il Paradiso o il Bene, eppure è esattamente questo il senso di quest’albero che non ha radici, ovvero dell’albero che è privato della “Radice dell’Errore” e che quindi può generare il Cristo, ovvero il Leone di Giuda che in esso appare. La donna nuda è, quindi, la madre che, sebbene sterile, genera il Cristo per l’unione mistica con l’albero.

Ma l’albero è lo stesso Cristo e dunque? Blasfemia a Blasfemia? Inoltre che dire delle Arpie (viso di donna e corpo d’uccello) e del Minotauro (corpo d’uomo e testa di toro)? In entrambe i simboli domina la passione, il viso di donna nelle Arpie insieme al corpo animale, ovvero la sensazione associata alla passione, e il corpo di Uomo ovvero gli organi sensibili e il movimento, con la testa di toro, ovvero la passione virile. E lo stesso Leone è, nella simbologia tradizionale medievale, simbolo sommo delle passioni e del loro potere. Anche il Vangelo gnostico di Tommaso associa il leone al rischio per l’Uomo d’essere mangiato da esso e quindi dalle Passioni. Ed ecco che il dualismo bene – male, nell’inconscio del visitatore genera un pensiero ambiguo e duplice e spinge a cercare il bene ove sembra celarsi il male e viceversa.

Il senso è, un disorientamento, una destrutturazione del pensiero razionale ingannato dalle sensazioni di questo mondo ingannevole, dominato e creato dal Demiurgo, per guardare dietro il simbolo e trarre, dalla visione d’insieme con la guida dello Spirito, i significati stratificati e reconditi di questa straordinaria opera artistica.

L’albero della navata centrale:  processo gnostico-alchemico per la salvezza

Entrando dal portale della chiesa ed incamminandosi verso l’altare (cosa oggi impossibile stante la chiusura del perimetro centrale), si percorre un viaggio indietro nella storia verso le origini e la verità. Si parte da Alessandro Magno (a destra in basso), per passare alta torre di Babele, a sinistra in basso, per arrivare ad una divisione netta della storia in prima e dopo il Diluvio, con l’Arca di Noè, per poi incontrare la creazione del Tempo (dodici mesi in dodici cerchi) e quindi giungere a ritroso alle origini della storia, prima con la morte di Caino ucciso da Abele (in alto a destra prima dell’altare) e quindi dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso (al centro verso sinistra prima dell’altare)) e ai due alberi del bene e del Male (piccoli a sinistra in alto prima dell’altare).

E ancora a ritroso, si salta l’altare con una parte, purtroppo, importante e cospicua del mosaico che oggi manca rimossa nella abolizione del vecchio vasto altare e forse di una iconostasi, ed entrando nella cosmogenesi di cui abbiamo già discusso. Ecco che si rincontra Adamo ed Eva (secondo e terzo cerchio dei sedici del “cuore”, partendo sempre da destra. Qui finisce l’albero , ma con una singolarità davvero importante: attorno ad esso ovvero alla cima di esso che è il simbolo stesso di Cristo, c’è il Serpente a mediare tra Adamo ed Eva e ciò, pur nello sconcerto del visitatore, ricorda come il Serpente e la stessa disubbidienza di Adamo ed Eva al Demiurgo, sia, non una maledizione, ma l’Inizio del processo stesso di salvezza e liberazione che si deve all’intervento, per gli gnostici benefico, del Serpente che, lungi dal condannare l’Uomo, gli mostrò il calvario da attraversare per giungere al Padre dopo aver lasciato la casa del Demiurgo.

Non a caso, proprio all’uscita dalle porte del paradiso i Due (torniamo al centro sotto l’altare) incontrano la più misteriosa delle figure del mosaico: Re Artù, seduto su un caprone, vestito in maniera rozza e goffa e con in mano uno lungo scettro di legno (un bastone altro simbolo dell’albero, del serpente, del bastone-serpente di Mosè, e del Cristo). Ecco, quindi, che la scelta di mangiare dall’albero del bene e del male (i due raffigurati in alto a sinistra della navata centrale), si esce dalla prigione gnostica del paradiso del Demiurgo per entrare nel mondo ed incontrare il Re vero ovvero il precursore del vero Regno, Re Artù, ma anche l’inizio del calvario della storia ove comincia  il dramma ma dove si esso concluderà con il ritorno a Cristo (punta dell’albero).

L’albero della navata centrale: lettura cabalistica e albero sephirotico

Quella vista è una delle possibili letture cui, però ne segue subito un’altra, quella cabalistica intimamente connessa a quella gnostica e, con estrema probabilità originatasi proprio da una elaborazione nata in questi ambienti. L’albero centrale è anche l’albero sephirotico della cabala ebraica (fatto di sfere) ovvero quello che vediamo di seguito  raffigurato. Sovrapponendo mentalmente, questo albero a quello del mosaico, e facendo coincidere Malkut, ovvero il Regno nella Sephirot in basso, con la radice dell’albero ove sono posti due elefanti e, Keter ovvero la Corona della Sephirot in cima, ove è posto il serpente sulla punta dell’albero, si ottiene una singolare e significativa corrispondenza tra le rimanenti Sephirot che andiamo a studiare.

In basso abbiamo il Regno o Malkut, che richiama il “Regno” citato da Gesù e che “Non è di questa terra”.Ebbene il Regno, è il punto in cui l’albero tocca la terra ovvero il più basso dell’albero lì dove esso comincia senza radici. Questo ci ricorda che l’Opus ha, come scopo, la costruzione di un’albero in cui le radici di questo mondo, sono state estirpate ovvero si è estirpato l’errore della percezione sensoriale guidata dalle passioni.

A ricordarci questa interpretazione vi sono due elefanti (maschio e femmina contrassegnati rispettivamente da un cerchietto pieno e da uno vuoto) che, voltati di spalle, sono intenti in un casto accoppiamento (si noti la coda del maschio che si introduce tra le gambe della femmina). Questa interpretazione è giustificata da una tipica credenza medievale, l’elefante, simbolo della saggezza, era il più casto degli animali, si accoppiava di spalle, una sola volta nella vita, al solo al fine di procreare.

Ma esiste anche un’altra credenza  tipica dei bestiari medievali, qui richiamata. L’elefante, secondo la cultura medievale, non dormiva a terra ma appoggiato agli alberi ed i cacciatori potevano catturarlo tagliando l’albero su cui si appoggiavano, alle radici. Il senso è chiaro, se si taglia l’albero alla radice, ovvero se si perviene alla radice dell’errore nella percezione, si può giungere non solo alla sapienza  rappresentata dell’elefante ma alla intima unione della parte maschile (ovvero analitica) e femminile (ovvero intuitiva) della sapienza.

Un chiaro suggerimento di come pervenire a questa sapienza è simboleggiato da una donna a cavalcioni del ramo destro, quello maschile, dell’albero. Qui si cela, nemmeno tanto velatamente, un richiamo alla funzione guida che la Maddalena ha nella mitologia gnostica, ovvero secondo il Vangelo gnostico di Tommaso, la donna che si fece uomo, La Maddalena, compagna del Cristo (Vangelo di Filippo) è rappresentata anche metaforicamente dalla grande torre che campeggia al centro a destra dell’albero-Cristo.

La parola Torre in ebraico è Migdal ovvero Magdala ecco, quindi, il diverso senso della Torre di Babele gia analizzata in precedenza.La donna rappresentata in basso a destra, infatti, priva dell’organo sessuale maschile, se ne impossessa e ne governa uno metaforico: quello costituito dal “braccio destro del Cristo - Croce” e quindi dal Logos.

L’armonia di suonatori danzanti segna l’armonia di questa mistica unione che nulla ha di sessuale se non nella metafora volutamente ambigua, tipica della gnosi (oggi malamente fraintesa in diversi ambiti accademici e non). Malkut è anche intimamente legato ad uno dei sette vizi capitali che vanno dominati prima di cominciare il cammino gnostico: la Lussuria e di qui l’ambivalenza dlela figura femminile nuda. A destra abbiamo Netzah o Vittoria rappresentata da Alessandro Magno, il conquistatore che mai fu sconfitto meno che dalla Morte ed in una occasione mitologica, quando su un carro guidato da grifoni alati cercò di raggiungere il Sole.

La tipica satira gnostica che ridicolizza la presunta grandezza umana fondata sulle passioni, lo raffigura proprio in questo momento. Il desiderio di vittoria, connesso alla insaziabile “golosità” dell’uomo, collega questa Sephirot, ad un altro vizio capitale da dominare nel cammino gnostico: la Gola da cui deriva anche l’nsaziabile voglia di dominio. Al suo opposto troviamo Hod, ovvero lo Splendore o la Verità raffigurato da a testa di leone con 4 corpi leonini, ovvero le 4 materie illusorie costituenti il creato (acqua aria terra e fuoco) che trovano, secondo la gnosi, origine nelle passioni. Anche qui, la Verità è rappresentata satiricamente dal suo opposto: il Mondo. I quattro corpi, le tendenze terrestri, si oppongono l’una all’altra e la indecisione derivante porta ad un animale statico, incapace di muoversi e schiavo delle sue passioni.

Incapace di contribuire alla costruzione della Torre (in alto), e simbolo del vizio capitale della Accidia. Vi è poi un intervallo costituito da una serie di mostri a destra, metà uomini e metà animali, e a sinistra dalla torre di Babele. Il senso è chiaro, a sinistra, come detto, la torre di Babele è l’inizio della confusione delle lingue che, come ricorda Vangelo di Filippo, fu voluta dagli Arconti, angeli del Demiurgo, dio del Vecchio testamento, per confondere l’uomo scambiano le parole buone con quelle cattive e per renderlo schiavo delle sue passioni. E le passiono sono quelle che a destra nel mosaico  generano non uomini, ma mostri, metà passioni animali e metà uomini.

A seconda del diverso dosaggio delle passioni nascono diversi generi di mostruosità, quelle raffigurate in questa parte del mosaico. Al centro si arriva ad una divisione  netta ben raffigurata da un ascia che “è posta alla radice dell’albero”. Il Dio del Vecchio Testamento, ovvero il Demiurgo, testimonia la sua incapacità di creare la perfezione, cancellando la creazione e ripartendo da capo, ma è proprio in questa cancellazione che c’è la prima paradossale estirpazione del male.

A sinistra abbiamo, quindi, Gheburah ovvero al Giustizia raffigurata con la mano di Dio che comanda a Noè di costruire un’arca e di caricare, non uomini, ma animali e quindi di far ripartire il mondo asservito a al Demiurgo con il suo carico di duplicità (coppie di animali) e di schiavitù alle passioni, quelle rappresentate dagli animali. Una giustizia assai singolare nella visione gnostica! Il senso di questa Sephirot nell’ottica dei vizi capitali è l’Ira di Dio, ovvero il contrario della giustizia, che trasforma la giustizia in vendetta.

Ed ecco, infatti, a destra l’Amore ovvero Chesed che dio ha per l’uomo, distruggendo la sua stessa creazione e ricominciando con tutti i generi di animali e con i suoli uomini che si erano a lui sottomessi.Il vizio capitale è, in questo caso, la  Superbia di un Dio che giudica l’uomo, lo condanna e salva solo chi si prostra a lui non disdegnando di cancellare la sua stessa creazione per un suo errore. A questa finta destra, ovvero finto bene, subito dopo in basso a sinistra e quindi nell’ala del male, la Torre di Babele sostituisce la salutare superbia dell’uomo, che pure allontanato dal Regno che gli tocca per diritto dinastico (quale immagine vera del Padre) tenta di raggiungere il cielo del Demiurgo coalizzandosi per al costruzione di una torre che raggiunga il cielo.. Risalendo  ancora lungo il mosaico verso l’altare, si giunge al la maledizione del tempo è rappresentata nell’intervallo di 12 cerchi che sovrasta la scena di Noè.

Si giunge, quindi, alla parte alta dell’albero ove troviamo, a sinistra, Binah ovvero l’Intelligenza anche qui rappresentata in maniera assai singolare, proprio dai due alberi, quello della conoscenza e quello del bene e del male, mentre Adamo si appresa a cogliere dall’albero sbagliato, ovvero quello della conoscenza, che lo vincolerà alla maledizione e porterà alla cacciata dal Paradiso. Una ironia singolare se si pensa, però, che l’uomo, proprio grazie a quell’errore, inizierà il suo calvario salvifico dopo la ribellione al falso dio: il Demiurgo. Il vizio capitale, in questo caso, è l’Avarizia di un Dio che vuole per se la conoscenza. Infine a destra abbiamo Chockmah – Sapienza ovvero, l’intuizione il gesto saggio che proviene dalla visione d’insieme, anche qui rappresentato in maniera assai singolare dall’assassinio di Abele.

Da quell’assassinio, in apparenza atto sconsiderato di rabbia, nacque al stirpe di Seth che, secondo la gnosi, incarnò l’uomo nuovo che porterà a termine, dopo l’avvento del Cristo, la riconquista del trono che tocca agli uomini, superiori al Dio del Vecchio Testamento perché immagine del Padre e che lo riavvicinano all’Adam Kadamon ovvero l’Uomo Primordiale perfetto figlio del Padre.

Il vizio capitale raffigurato è quello della Invidia, non solo di Caino verso il fratello Abele, ma anche di Dio verso la sua creatura, evidentemente superiore a lui, che aveva provocato quella invidia e quel gesto, preferendo i doni dell’uno a quelli dell’altro. Paradossalmente tutte le azioni e di vizi dell’uomo sono discutibili doni del Demiurgo che, per portare chi è più grande di lui, l’Uomo, ad un livello più basso del suo, spinge l’Uomo verso i suoi vizi, quelli che nel Panteon del politeismo greco erano incarnati proprio dalle divinità. Vediamo, ora,  cosa rappresentano queste due ali dell’albero sephirotico e cos’è l’albero- Cristo – Croce che li unisce al centro.

Tale albero ricostruisce l’albero sephitorico completandolo con tre Sephirot mancanti: Yesod ovvero il Fondamento, Tiphareth ovvero l’Equilibrio e  la undicesima invisibile e davvero nascosta se non ai sapienti, Da'at. E’, quindi, evidente che mentre l’albero originario era privo della mediazione costituita da Cristo e quindi era l’albero del Bene e del Male che era entrato in possesso dell’Uomo grazie all’autonomo gesto di sfida verso il Demiurgo, il Cristo viene sulla terra ad offrire, con al sua croce o albero, la via per ricostruire l’unità e quindi per donare all’uomo l’albero da cui non aveva mangiato: quello della Conoscenza.

Sono proprio le Sephirot mancanti che ci dicono qual è la funzione del Cristo- Croce: quella di unificare tendenze opposte da cui si genera l’ambiguità e che non sono né buone e ne cattive, ma lo diventano se a “Fondamento” della “Conoscenza Unificante” non si pone “L’Equilibrio” dettato dall’ Spirito Santo, lascito del Cristo. Ecco il segreto ultimo dell’Alchimia, figlia della Cabala ebraica, interamente contenuto nella gnosi cristiana e rivelato a quelli che vogliono e possono leggerlo, da Pantaleone, in questa straordinaria ed unica opera artistica.

Sabato Scala
realizzato per il portale Otrantopoint - 3 aprile 2008

1 Lo studioso idruntino Francesco Corona  ha per primo intuito il nesso cabalistico dell’opera, ma non l’ha approfondita nella sua chiara matrice gnostica storicamente e contestualmente motivata, preferendo la improbabile, ma di certo più “tranquilla” via orientale suggerita dai pur dotti e preziosi studi condotti dal primo e più importante degli studiosi, don. Grazio Gianfreda. Ciò che, purtroppo, vizia questi studi è un ostracismo ancora presente verso tutti coloro che come Noi si ostinano a insistere sulla non più procrastinabile analisi storica delle influenze della gnosi. La gnosi non solo non morì con le crociate contro Catari e Templari, ma divenne la nascosta teologia e filosofia, che ha ininterrottamente ispirato svariate artisti e politici, fino ai giorni nostri riorganizzandosi immediatamente dopo la sconfitta, in ambienti culturali di matrice esoterica più o meno ufficialmente celati.

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